Attività scientifiche

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  • Programma

Sulle tracce dei misteriosi raggi X
Prof. Cristiana Peroni, docente dell'Istituto di Fisica Sperimentale

IV B - IV D

Nell'ambito delle attività di orientamento e di approfondimento, realizzate dal nostro liceo in collaborazione con la Facoltà di Scienze MFN dell'Università di Torino, le classi 4B e 4D hanno avuto la possibilità di seguire, alla fine del passato anno scolastico, una introduzione sui raggi X e di partecipare ad esperienze condotte con una apparecchiatura, il Tel-X-Ometer, recentemente acquistata dall'Istituto di Fisica.
La proposta è partita dalla prof. Cristiana Peroni, docente dell'Istituto di Fisica Sperimentale, che, nei passati anni scolastici, si è più volte resa disponibile ad illustrare al Segré temi di Fisica Medica durante la settimana scientifica. La dottoressa Federica Praga stava infatti lavorando in quei mesi, sotto la sua guida, alla messa a punto del Tel-X-Ometer per realizzare esperienze sia di carattere divulgativo sia specialistico, destinate queste ultime, agli studenti del terzo anno di Fisica.
Ai ragazzi del Segré è stato proposto di seguire una introduzione storica sui raggi X, un breve approfondimento sulla loro natura ed applicazioni seguite da alcune esperienze che riproducevano quelle condotte da Roëtgen. La dottoressa Praga ha saputo catturare l'interesse e l'attenzione di tutti gli studenti, che hanno partecipato attivamente sia durante le spiegazioni, sia durante la parte più sperimentale.

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  • Il professore

La geometria dello spazio tempo
Luigi A. Radicati di Brozolo, professore emerito di fisica teorica della Scuola Normale Superiore di Pisa

V B - V C - V D

Il giorno Giovedì 27 Marzo alcune classi del nostro liceo hanno avuto l’onore e il piacere di assistere ad una conferenza tenuta dall’illustre fisico prof. Luigi Arialdo Radicati di Brozolo, professore emerito della Scuola Normale Superiore di Pisa e nonno di due nostri studenti. L’intervento ha riguardato “la storia dello spazio e del tempo da Galileo ad Einstein”.
Il Professore ha iniziato la conferenza mettendo in evidenza uno dei principali meriti di Galileo: l’essere andato oltre alla fisica di Aristotele e aver compreso che il linguaggio della fisica dovesse essere la matematica. Tuttavia, dal momento che le uniche strutture matematiche a disposizione di Galileo erano geometriche, egli inizia un processo di matematizzazione della fisica attraverso la geometria. Sarà solo anni dopo che, Newton, rendendosi conto che la geometria non è sufficiente per lo studio della complessità dei fenomeni naturali e per descriverne le caratteristiche, “costruisce” una matematica nuova: l’analisi. Alcuni storici della scienza ritengono che l’introduzione dell’analisi non sia da attribuire solamente a Newton, ma che anche il filosofo e matematico Leibniz abbia dato un contributo fondamentale. Tuttavia il professor Radicati ha sottolineato che solo Newton aveva visto come questa nuova matematica fosse lo strumento adatto per lo studio della natura. Il Professore ha poi proseguito la sua conferenza prendendo in considerazione i contributi dei più grandi scienziati del passato, grazie ai quali è nata la fisica moderna: da Galileo a Kepler, da Cartesio a Fermat, da Pascal a Newton. A questo punto il professor Radicati ha sottolineato l’importanza di vedere la fisica non come una serie di formule pratiche per fare calcoli, ma come un viaggio avventuroso per scoprire le meraviglie della natura e decifrarne il linguaggio. Egli stesso la definisce un’impresa culturale straordinaria!
Con il pensiero di Galileo e degli altri grandi fisici finisce l’opposizione antica tra cielo e terra: le leggi matematiche che ne descrivono le caratteristiche e i comportamenti sono le medesime. L’incontro prosegue illustrando le leggi scoperte da Kepler sul moto dei corpi celesti: un lavoro assolutamente complesso poiché, partendo da pochi elementi, ha trovato delle regolarità che lo hanno portato alla comprensione delle orbite dei pianeti. Subito dopo Newton, adoperando la potenza della nuova matematica, unisce definitivamente le leggi che descrivono i fenomeni che avvengono nel cielo con quelli che avvengono nella terra. Il prof. Radicati precisa che la presenza della geometria non viene esclusa, ma complementata dalla nuova matematica: per Newton lo spazio della natura è omogeneo, isotropo e infinito, ed è con questa sua convinzione che si abbandona definitivamente il cosmo greco e medioevale.
Inoltre, viene messo in evidenza che, come già era stato intuito da Galileo e strutturato da Newton, spazio e tempo non potevano essere tenuti slegati, ma dovevano rappresentare una realtà unica. Successivamente D’Alembert e Lagrange ipotizzarono che lo spazio i cui viviamo avesse 4 dimensioni ed elaborarono una teoria matematica che lo descrivesse. Con la fine del 1800 e l’inizio del 1900 si arriva ai lavori di Einstein nei quali lo spazio-tempo quadridimensionale diventa il “nostro spazio fisico”. Oltre ai lavori di Einstein, il Professore cita anche le introduzioni analoghe di Poincarè e, in particolare, i lavori di Minchovski. In conclusione della conferenza, il prof. Radicati promuove alcune considerazioni sull’estetica e sulla bellezza delle simmetrie della matematica applicata alla fisica, analizzando, in particolare i lavori di Maxwell, Minchovski ed Einstein.

Valeria Farina V° C

Il Professor Luigi Arialdo Radicati di Brozolo dopo essersi laureato in Fisica all'Università di Torino, ha svolto la propria attività di ricercatore presso l’Istituto di Fisica del Politecnico di Torino e all’Università di Birmingham. Diventa professore di Fisica teorica nell’Università di Napoli nel 1953, in quella di Pisa nel 1955 e, successivamente alla Scuola Normale Superiore nel 1962. Dopo essere stato membro dal 1959 al 1961 del prestigioso Institut for Advanced Study di Princeton, è professore in numerose università di tutto il mondo tra cui la Columbia Uni­versity, l'università di Oxford, l’Institut des Hautes Etudes Scientifiques, l'università del Michigan e in quella del Texas. Svolge contemporaneamente attività di ricerca al Brookhaven National Laboratory e al CERN di Ginevra.

Tra i titoli accademici ricordiamo:
Socio dell’Accademia Nazionale dei Lincei, socio Dell’Accademia Nazionale dei XL, dell’Istituto Lombardo e dell’Accademia di Napoli. E' Cavaliere della Legion d’Honneur, dottore Honoris Causa dell’Ecole Normale Supérieure ed è Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana. Attualmente è Professore Emerito alla Scuola Normale Superiore di Pisa.

Nella sua lunga attività professionale si è occupato prevalentemente di fisica nucleare e di fisica delle particelle, con particolare attenzione alla costruzione dei modelli che attual­mente descrivono la natura microscopica dell'universo. Ha inoltre portato all'attenzione degli studiosi italiani numerose opere fondamentali di prestigiosi scienziati di tutto il mondo.

 

 

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  • Programma

La scienza di scrivere per farsi capire
Piero Bianucci, giornalista professionista fondatore di “Tuttoscienze”

II A - II B

“L’articolo di giornale, ed in particolare quello scientifico è come un brano di musica jazz; frasi brevi e scandite, ritmo cadenzato, una costruzione che mira sostanzialmente alla linearità ed essenzialità, senza ridondanze espressive”:Piero Bianucci, giornalista professionista fondatore di “Tuttoscienze”, uno dei guru della divulgazione scientifica usa quest’immagine per descrivere la struttura di un pezzo giornalistico. Lo fa durante una lezione tenuta il 28 marzo nell’aula di informatica per le classi II A e III B del liceo G.Segrè e organizzata dalla professoressa Eula, alla quale hanno assistito anche i professori Robotti e Borello.
Il giornalista, che è autore di una trentina di libri ed è stato collaboratore di Piero Angela nelle trasmissioni “Superquark” e “Viaggio nel Cosmo”, ha spiegato alcune nozioni di teoria e tecnica del linguaggio giornalistico soffermandosi anche sugli aspetti etici di una professione che deve sempre vedere il lettore come un fine, vale a dire come un terminale di un’informazione chiara, esauriente e comprensibile. “Scrivete per un ragazzino di III media e pensate in latino”, una regola che, se vale per il giornalismo in generale è ancor più necessaria per quello che tratta argomenti legati alla scienza. Bianucci ha citato a questo proposito Primo Levi, il quale sosteneva che “lo scrivere e il parlare limpido in modo da farsi capire da tutti è una forma di educazione”. Per chiarire questa difficoltà, ha fatto un paio di esempi semplici, ma significativi: “provate a spiegare a qualcuno per iscritto la tecnica per legarsi i lacci delle scarpe o farsi il nodo alla cravatta.”
La notizia scientifica, rispetto alla notizia di qualsiasi altro genere, non si esaurisce nello spazio di un mattino, come ad esempio quelle di cronaca, ed è “naturalmente sexy”, nel senso che spesso è più accattivante perché, specie se concerne argomenti legati alla salute, riguarda da vicino tutti. Dopo un breve escursus sulla storia del “giornalismo” scientifico da Galileo Galilei fino a Didimo, Bianucci è tornato ai giorni nostri, parlando dei temi scientifici che hanno avuto anche importanti intrecci con la cronaca ed il costume. Ha ricordato tra gli altri la terapia del professor di Bella , la malattia di “mucca pazza” e l’influenza aviaria, o ancora la clonazione, l’impiego delle cellule staminali , il problema degli OGM che tante false speranze hanno suscitato nell’opinione pubblica.
Un’analisi degli articoli proposti dai giornali o dai servizi televisivi a questo proposito, ci mostra quanto molto spesso vengano diffuse notizie approssimative o decisamente errate. Ed ecco allora riaffacciarsi l’importanza di un’etica professionale che vada di pari passo con la competenza di chi scrive o diffonde notizie scientifiche.
Oggi il maggior canale d’informazione scientifica è rappresentato dalla Tv con il 44% del totale. Seguono i libri con il 24%, i settimanali (16%), internet (9%), i periodici (8%), la radio (3%) ed altri organi di informazione. Nei cosiddetti giornali generalisti, prendendo in esame i cinque maggiori quotidiani italiani, gli articoli che trattano di scienze occupano solo l’1,6% dello spazio dedicato all’informazione; in molti casi si tratta di interviste, un genere che, come ha spiegato Bianucci, offre la freschezza e l’immediatezza del botta e risposta, ma è anche particolarmente difficile nella sua costruzione. Fondamentale per il giornalista infatti è prepararsi approfonditamente sull’argomento che verrà trattato e sull’attività del suo interlocutore . Utile, inoltre, organizzarsi prima dell’incontro una serie di domande che dovranno poi costituire l’ossatura dell’articolo. Senza dimenticare che, comunque, spesso questa “scaletta” può essere ribaltata nel corso del dialogo perché l’intervistato offre, magari, in una risposta, lo spunto per una domanda non prevista che, a sua volta, origina una catena di nuovi interrogativi. La lezione di Bianucci si è conclusa con il chiarimento di alcune domande che, esaurienti hanno lasciato gli studenti soddisfatti delle due ore trascorse con il giornalista.

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