Intervista ai 100 e lode:
Stefano Signetti
Cosa ti ha dato il Segrè?
Beh i cinque anni del Liceo lasciano sempre un segno posso dire che in me c’è una parte di quello che ho vissuto in questi anni al Segrè: una volta passati sembrano volati ma se ci si pensa cinque anni sono tanti e lunghi. Non ho trovato solo Foscolo, Cicerone e integrali a riempirmi il cervello ma soprattutto degli insegnanti che ci hanno aiutato a crescere come persone e a imparare a leggere il mondo che ci circonda. E poi non dimentichiamo tutti gli amici.
Che cosa ti ha permesso di raggiungere l'eccellenza e la lode alla maturità?
Costanza e continuità. Il che non vuol dire studio matto e sfegatato. L’impegno c’è stato, non lo nego, e anche tanto. Però la continuità permette di ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo. Per lo studio non ho mai dovuto rinunciare a sport, amici, divertimenti: a una vita bella e normale, insomma. Anzi queste ultime cose sono stato lo stimolo per mettere il massimo impegno in quello che stavo facendo e dover perdere il meno tempo possibile, quanto per dedicarne il più possibile a me stesso: seguire a lezione ti permette di risparmiare molto tempo nello studio a casa, studiare giorno per giorno evitare di ammazzarsi di studio all’ultimo giorno e ottenere risultati insoddisfacenti.
Che cosa ti porti all'Università del Segrè?
Al Politecnico ciò che ritorna più utile, per ovvie ragioni, è tutto ciò che si è fatto come materie scientifiche ma a livello personale sono contento di poter contare su un buon livello di conoscenza di cultura generale a 360° che mi ha lasciato il Liceo e che a mio parere non è meno importante, qualsiasi sia l’indirizzo che uno scelga, in una futura vita lavorativa, ma anche nella vita di tutti i giorni per saper valutare il mondo che ci circonda. Ciò che ho imparato in questi anni e che ora mi sta tornando molto utile al Poli è la capacità di sapermi organizzare e lavorare con impegno: ciò che è fondamentale tuttavia non è saperlo fare bensì saperne prendere l’iniziativa perché all’università non c’è nessuno che ti ricorda in continuazione di studiare o di fare esercizi; e il fatto che gli esami siano distribuiti in due periodi limitati dell’anno può indurre a rimandare di giorno in giorno e aspettare l’ultimo momento per lavorare seriamente.